Privatizzare e liberalizzare non sono la stessa cosa (e capitalismo non coincide con libertà)

Privatizzare e liberalizzare non sono la stessa cosa. E anche nella società anarchica dei miei sogni (quelli belli) esistono spazi pubblici (che non significa statali) e non è vero che ogni lembo di terra ha un padrone. La cultura, nel senso più alto del termine, conta di più della ricchezza materiale. L’economia si fonda su un libero mercato senza interventi distorsivi e senza chiusure monopolistiche. Capitalismo? Solo quello buono, perché, come diceva Ricossa, ce n’è anche uno mediocre e uno pessimo. Verissimo che quello mediocre e quello pessimo di solito succhiano alle mammelle dello Stato. Ma nel mondo tutto privatizzato del mio incubo, da chi hanno comperato le aree desertiche e le cime dei monti e le foreste e i mari quelli che li posseggono e ne cavano rendite, se non dagli Stati del cui territorio facevano parte? Il comperare da un ladro si chiama incauto acquisto. Chi compra da un ladro è un ladro. Fermo restando che Rothbard è stato una delle più sottili menti libertarie, invecchiando anche lui ha perso colpi.

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Draghi, bolle e tulipani

Finalmente qualcuno gliele ha cantate schiette. Non ho capito bene che cosa sia andato a fare in Olanda Mario Draghi. A illustrare le sue prodezze ai rappresentanti del popolo dei mulini a vento? Lo hanno invitato loro? Non so, né voglio saperlo. Quel che mi manda i solluchero è vederlo finalmente fatto segno a colpi di fionda ben assestati. Finora ne avevamo sentito soltanto caldi elogi, a parte qualche garbato mugugno dei soliti tedeschi e qualche velata rampogna del collega (sempre tedesco) Jens Weidmann, governatore della Bundesbank. In Italia, poi, è sempre stato considerato un titolo di gloria nazionale averlo come sommo nume della BCE, paladino dell’Euro, salvatore dei bilanci pubblici in bancarotta e di un sistema bancario a pezzi, sostenitore della (fantomatica) ripresa economica sulle ali di un’inflazione tenacemente perseguita. Forse si aspettava anche nei Paesi Bassi piogge di fiori; invece pare che l’unico omaggio floreale recapitatogli sia un bel tulipano artificiale, dotato di lampadina elettrica, forse a memoria della prima grande bolla speculativa della Storia, scoppiata proprio in quei Paesi. Correva l’anno 1636. I bulbi di tulipano erano diventati il maggior prodotto di esportazione, accanto al formaggio, alle aringhe e al gin. Per qualche tempo fu un lucroso investimento, che attirava sempre nuovi adepti, finché arrivò il crollo, che fu disastroso, contagiando non solo l’economia olandese, ma anche quella di altri Paesi.

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In morte di Domenico Balestrieri (e del dialetto dimenticato dagli indipendentisti)

Le scritte anti-Salvini comparse a Pontida, tracciate da un pennello nostalgico della secessione, sono in parte espresse in dialetto. In un dialetto che vorrebbe essere lombardo. Ma esiste un dialetto lombardo? Se un bergamasco e un milanese parlano ciascuno nel suo vernacolo, senza contaminazioni con l’italiano, rischiano di non capirsi. Le scritte di Pontida in realtà non sono in bergamasco (eppure Pontida è a due passi da Bergamo), ma in un dialetto che vorrebbe essere, grosso modo. milanese (una lingua che a Milano nessuno parla più: morto il compianto, impareggiabile Piero Mazzarella – di origine terrona! – neppure a teatro). Fosse almeno milanese corretto! Non si dice: “Salvini foeura dai ball”, ma “foeura di ball”!

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La Legge delle Dodici Tavole e la giustizia moderna

E poi si dice che i rappresentanti del popolo in Parlamento sono incapaci e ignoranti! Calunnie, signori miei, calunnie! Avete visto che bella legge sono stati buoni a imbastire per rendere finalmente effettiva la legittima difesa? Sono andati addirittura a rispolverare il Diritto Romano in ciò che ha di più sacro e venerabile, la Legge delle Dodici Tavole.

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